Incontro di Londra

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Incontro di Londra

CERVELLI IN FUGA: Cosa cambiare per incentivare il rientro e la mobilita’ dei ricercatori in Italia

Sabato 4 Luglio, 14:30 - Room A316, Old Building – London School of Economics, London WC2A 2AE [1]

Discuteremo delle proposte di legge del PD per il rientro e la mobilita’ dei ricercatori italiani, alla luce del sistema universitario che sino ad ora ha spinto migliaia di ricercatori italiani a fare carriera all’estero. Nello specifico, discuteremo la proposta di legge PRIME sulla creazione di una fondazione per l’ingresso di ricercatori dall’estero.

Partecipano:

On Laura Garavini (PD)- Camera dei Deputati – promotrice della legge PRIME

Nicola Gardini – Prof di Letteratura, Oxford – autore del libro I Baroni

Fulvio D’Aquisto – Senior Lecturer di Immunofarmacologia, Queen Mary University

Simona Milio – Direttore Associato Economic Social Cohesion Laboratory, LSE



VIA come Virus ma Insieme Accetta – l’incontro di Londra visto da Mauro

Un altro convegno sui cervelli in fuga? Ma dai! Però quando ho visto sul sito della nordamericana ISSNAF, ‘linkato’ al quello della VIA [2] (in mezzo a destra, primo nella parte gialla per chi non l’avesse ancora notato), che si teneva un incontro su questo tema a noi caro (fra ‘cervelli’, non necessariamente fuggiti dall’Italia) proprio a Londra, mi sono detto: ma perché non ci andiamo? Si tiene di sabato pomeriggio e ci vogliono poco più di 2 ore in treno, sia da Manchester che dallo Yorkshire o addirittura da Liverpool (sedi dei membri della VIA più attivi). Oppure, conoscendo le facili scuse che solitamente le colleghe e i colleghi accampano per ste cose, prendo io a noleggio un seven-seater e facciamo la gita della VIA a Londra! Prima di lanciare questa, che nel mio solito entusiasmo mi pareva una gran bella idea, il 26 giugno scrissi al PD di Londra che organizzava l’incontro presso la London School of Economics (LSE)[3], copiando il messaggio agli organizzatori dell’ incontro ad Amsterdam che mi avevano invitato a parlare precedentemente sullo stesso tema. Tutti e due gli incontri vedevano la partecipazione della On. Laura Garavini[4], giovane parlamentare del PD (eletta all’estero) che ha promosso il progetto PRIME, di cui vi ho già parlato.

Mi risponde subito Simona Milio, l’organizzatrice principale dell’incontro. Un po’ frastornata dal mio messaggio con Cc: vari. Mi scrive che sì, se voi venite da Manchester e volete sollevare un argomento, possiamo metterci d’accordo per lasciarvi 10 minuti di tempo per parlarne. Nonostante il tono direi ‘freddino’ dell’organizzatrice, ho cominciato a diffondere l’idea della gita a Londra fra le persone della VIA che pensavo potessero essere più interessate (non ad ogni node, per discrezione geografica, e non). Cercando di fare capire bene che non facevo propaganda per il PD (tengo sempre molto alla natura 'extra-partes' della VIA), ho ricevuto una raffica di commenti, tutti positivi o quasi, a parte quello del solito dietrologo. Ma sì che è importante partecipare a questo incontro, anche per fare conoscere la VIA, per vedere quali sono gli ultimi sviluppi sul fronte della riforma dell’università, interagendo direttamente con politici, etc. Nessuno, però, poteva o aveva voglia di venire con me! Come un collega argutamente osservò: ‘sai, come prevedevo, seguono lo spirito dell’armiamoci e partite’ – in questo caso parti tu, Mauro, e poi ci riferisci, mi raccomando!

Beh, alla fine ho fatto l’eroico gesto solitario, sono disceso a Londra in treno dopo essermi ben documentato e preparato. Avevo addirittura contattato i due ’cervelli’ che intervenivano all’incontro, Nicola Gardini che insegna ad Oxford e ha scritto il bel libro ‘I Baroni’ [5], e Fulvio D’Acquisto, ricercatore biomedico (tra l’altro in un campo affine al mio ) al Queen Mary’s Hospital di Londra[6](dove Fleming scoprì la penicillina, per intenderci). Gentilmente, mi avevano entrambi già risposto, probabilmente frastornati dal mio email out of the blue, come al solito information-rich. In effetti, nei giorni precedenti all’incontro di sabato 4 luglio mi ero dedicato all’aggiornamento delle pagine VIA-wiki riguardante il PRIME e la Riforma Gelmini, approfittando di un periodo di quiete accademica e del tempo insolitamente italico. Con un pressing forsennato riuscii anche a strappare all’informatissimo Francesco Cerisoli una bella analisi comparativa di 3 diversi ddl di riforma che si sono accavallati negli ultimi mesi, che ora costituisce il pezzo forte della pagina sulla Riforma Gelmini. Misi poi un post specifico sul BLOG della VIA, che intitolai ‘Gelmini, dimmi quando tu (verrai)’ – da canticchiarsi sulle note della famosa canzonetta di Tony Renis - con tutti i links alle pagine della VIA-wiki e pure dell’incontro a Londra, dal cui sito il 2 Luglio copiai la bella immagine (la sostituii subito il giorno dopo con una più adatta al titolo canzonettistico, il mai dimenticato Carosello!).

E così, con un comodo (but not inexpensive, final saturday of Wimbleton!) treno mi recai sabato scorso a Londra, trovando facilmente la sede della LSE dove si teneva l’incontro, e con ampio anticipo. Fortunatamente mi trovai subito con un altro premuroso scienziato, Fulvio D’Acquisto, con cui cominciammo a chiacchierare ed insieme ad un altro suo collega più giovane raggiungemmo la stanza al terzo piano dove si sarebbe tenuto l’incontro, prima ancora degli organizzatori. In effetti, altre persone stavano smontando e ripulendo la stanza da un meeting precedente, di cui avemmo la possibilità di scavange bibite e residui di cibo vari. Dopo pochi minuti arrivò Simona Milio, giovane ed elegantissima – di persona non corrispondeva affatto alla immagine mentale che mi ero fatto leggendo i suoi email to the point. E poi entrò l’On. Garavini, che disse subito di essere così tanto contenta che ci fossi anch’io (ci eravamo incontrati molto brevemente all’ incontro ad Amsterdam), togliendomi dal leggero imbarazzo di essermi praticamente autoinvitato a questo meeting. Quindi arrivarono altri membri del PD di Londra, fra cui l’affabilissimo Andrea Biondi (Law Professor a Londra[7]), e vari giovani svegli e motivati, che tennero poi dietro alla parte tecnica (e ‘yutubica’, se questo neologismo mi sarà mai concesso dai letterati come Nicola Gardini, che ha già fatto una colorito resoconto dell’incontro [8]). Espletato il trasferimento della mia presentazione powerpoint sul PC della sala, mi piazzai in prima fila, davanti agli invitati ufficiali e Simona che sedevano insieme al tavolo di fronte a tutti, mentre la sala si riempiva alle mie spalle.

Si passò senza tanti convenevoli alla presentazione dell’incontro, in cui cortesemente Simona annunciò anche il mio intervento, da ultimo, prima della discussione. Questo mi avrebbe permesso, pensai fra me, di impostare l’inizio della discussione sul progetto PRIME già all’interno del mio intervento [9]. Avevo bisogno però di raccogliere delle idee che potessero essere incisive. Durante la presentazione del progetto PRIME, fatta dalla Garavini in modo molto professionale (a parte la scelta non ottimale della combinazione cromatica tra sfondo e scritte – oops, un commento che avrei fatto ugualmente ai miei tutees, sorry), mi sovvenne la domanda: ma quanti di quelli che hanno contribuito allo sviluppo del PRIME, anche qui a Londra, hanno provato a rientrare in Italia? Io l’ho fatto, eh sì. Frugando rapidamente in cassetti della memoria volutamente lasciati assai impolverati, mi resi conto che l’avevo provato a fare, sto rientro in Italia, ben cinque volte! Due volte fui trombato, due volte rinunciai io, ma una volta mi riuscì, anche se poi lasciai perdere e ritornai a Manchester – non mi avevano dato neppure un computer per lavorare! Quest’ultimo dettaglio riverberò nelle parole di Laura Garavini (a cui avevo ‘confessato’ questo capitolo della mia vita subito prima della sua presentazione), che citava proprio la mia esperienza come esempio di situazioni a cui il progetto PRIME vuole porre fine. Bisogna che dica queste cose, borbottai fra me e me, per dare una connotazione realistica, di situazioni vissute, alle valutazioni che andrò a fare sul PRIME.

Il discorso di Nicola Gardini fornì un gradevole intermezzo a questi cupi pensieri di rientro in patria, tratteggiando un’esperienza vissuta di recente nella direzione diametralmente opposta, di fuga dall’Italia senza rimpianti. Rimando alla lettura del libro ‘I Baroni’[10] per ulteriori dettagli, come del resto ha fatto in modo simpaticamente erudito lo stesso Nicola durante l’incontro. Aggiunse però un particolare quantitativo che mi colpì. Ci vollero 7 anni di calvario accademico prima che Nicola decidesse di scappare dall’Italia. A me ce ne vollero 12! (altro appunto mentale; questo lo debbo dire nel mio intervento, come poi feci). Dopo parlò Fulvio, anche lui a braccio – ma aveva, al contrario degli altri, un piccolo quaderno da cui traeva spunti per il discorso. Descrisse il rigido e complesso sistema di ‘recruitment’ di studenti di dottorato al suo Queen Mary's Hospital, che ricalca in buona parte il nostro all’università di Manchester nel porre l’enfasi sulla formazione dello studente, ed il ruolo controllato del supervisore. Il messaggio di Fulvio era di natura tecnica, di come è impostata la ricerca e formazione in UK come modello per migliorare il sistema ben diverso che spesso vige nell’università italiana.

Era poi il mio turno e fui breve ma anche, credo, abbastanza incisivo[11]; riuscii pure ad inserire tutte quelle cose che mi erano venute in mente poco prima. Presentai stringatamente il mio percorso di ‘fuga’ circumnavigante il globo, e poi la VIA e la VIAWiki (alla quale un giovane collega mi interruppe chiedendo, perché non l’integrate sulla intera Wikipedia italiana?), che chiaramente nessuno conosceva. Alcuni dalle prime file rimasero colpiti dai numeri della VIA, tipo i 200 colleghi che lavorano solo nell’Università di Manchester, mentre altri sembravano divertiti da come descrivevo la nostra organizzazione nella semisconosciuta (aldilà del calcio e di qualche gruppo pop) area del Nord Inghilterra. Introdussi quindi i due punti fondamentali di critica al PRIME, distillati da vari commenti dei colleghi della VIA. Innanzitutto i soldi. Anche nella sua presentazione, l’on. Garavini era rimasta sul vago riguardo agli aspetti quantitativi dei fondi da destinare al PRIME. Schiettamente, io proposi almeno 100 milioni di Euro, all’anno. Questo numero è stato apparentemente accettato, visto che molti poi l’hanno considerato come un punto di partenza dato. Il secondo punto, estremamente critico e comune alle proposte di ddl discusse recentemente (Riforma Gelmini), è che il PRIME dovrebbe selezionare preventivamente anche gli istituti di ricerca e le università che VERAMENTE vogliono ricercatori tipo research fellows come quelli che il PRIME creerebbe. Impiantare un gran bel gruppo di ricerca nuovo ed attivo in un corpo accademico refrattario alla competizione e novità scientifica, risulta una operazione difficile e comunque poco proficua. Solo se le università si mettono in concorrenza fra loro per potenziare certe aree selezionate al loro interno, offrendo preventivamente spazi e strutture di supporto a nuovi ricercatori che vengono dall’estero (e dall’esterno dei loro sistemi accademici), si potrà avere un giusto equilibrio fra domanda ed offerta che il PRIME può generare. Instaurando potenzialmente un ciclo virtuoso che, nelle intenzioni della Garavini e degli altri proponenti del PRIME, cambi lentamente il sistema non competitivo prevalente ora in Italia. In poche parole, bisogna definire meccanismi per limitare al minimo quel che ho chiamato il ‘fattore C’, C come Campanile (la inveterata tradizione provinciale di quasi tutte le università italiane, Bologna inclusa!).

Venne quindi fuori l’idea che il PRIME potesse diventare un Virus ‘buono’, che infettasse di vera meritocrazia la ricerca universitaria in Italia. A cui io aggiunsi, ripetutamente, che bisogna usare l’Accetta, insieme al Virus, per tagliare ed incidere nettamente sul sistema. A tal proposito, verso la fine del mio intervento accennai ai due mezzi che secondo me potrebbero finanziare largamente il PRIME: 1. il Pizza corrector (come era prevedibile, nessuno conosceva Mr. Pizza [12], né tantomeno il Pizza corrector); 2. Ridurre i fondi governativi magnanimamente elargiti alle università private (finanziate dallo stato apparentemente fino al 52% del loro budget, privato e spesso molto cattolico…). [Inciso: commentando, fra me stesso e il website dell’Unità, nel PD si sta parlando così tanto di laicità – beh, allora non sarebbe l’ora di dimostrarla programmaticamente, togliendo soldi a chi riduce cultura e fondi alle università pubbliche, ma ne ha tanti comunque (anche attraverso il meccanismo del 8 per mille)?]

Simona ha poi dato la parola a vari partecipanti che hanno alzato la mano per commentare – veramente tanti da ricordare uno ad uno! Ricordo bene uno dei primi, un medico formatosi ad una università cattolica, che si disse subito d’accordo di togliere fondi alle università private, come nella mia seconda proposta! Un collega molto ben informato, Pietro Micheli dell’Università di Cranfield, elaborò l’importanza della performance evaluation, una scienza di cui lui si occupa ma che non è praticamente insegnata in Italia, talchè persino la Gelmini ed il suo ministero l’aveva contattato in passato per ottenere suggerimenti su come valutare l’output universitario. Com’era prevedibile, nessuno dei suoi suggerimenti tecnici sembra essere stato recepito nei provvedimenti legislativi prodotti dalla Gelmini sinora. Da questo intervento in poi il clima, data anche la bella giornata e la sala gremita, ha cominciato veramente a scaldarsi. Laura Garavini rispose al primo round di domande, ma non sempre in modo molto convincente, cosicchè emerse un brusio di fondo alle domande che altre persone continuavano a fare. Avendo raggiunto a fatica il retro della sala per abbeverarmi ai liquidi rimasti, passai vicino ad un collega seduto nelle file posteriori, più senior degli altri che avevano fatto domande sino allora. Stava proprio in quel momento partendo con un intervento forte (anche come timbro di voce). [L’ho poi conosciuto, si chiama Massimo Cristaldi e fa il chirurgo oncologo ad Oxford]. Subito all’inizio del suo discorso, che inizio’ criticando come non si fosse parlato chiaro sulla deprimente situazione dell’università italiana, l’interruppi dicendo, un po’ facezio: ma perché, non ho parlato chiaro io? No, tu sì che hai parlato chiaro, proseguì Massimo incalorendosi, ma qui bisogna fare veramente una diagnosi dettagliata, che siamo in paese marcio. Rivolto ad una imperturbabile, ma forse oramai provata Garavini, Massimo proseguì con toni sempre più accesi, dicendo che apprezzava la disponibilità e la buona volontà della giovane parlamentare, ma che a lui queste operazioni apparivano di cosmesi, non andavano al fondo del problema della università italiana, dove non c’è controllo ed uno fa quel che gli pare, tanto non è che viene mandato via non appena sbaglia troppo o non produce abbastanza, come qua in UK, etc. etc.

Ritornato seduto davanti, fui colpito dalla forza degli argomenti che Massimo focosamente portava avanti, in un crescendo di approvazione diffusa, flebilmente sopita dalla moderazione di Andrea Biondi ed altri. Alla fine dell’arringa di Massimo Cristaldi, la maggior parte dei partecipanti esplose in un fragoroso applauso che visibilmente sconcertò, all’inizio, gli organizzatori e la stessa Garavini, ma che a mio parere diede il tono giusto per resettare la discussione. La quale ormai era passata dalla valutazione del PRIME all’analisi di tutto il sistema universitario e di ricerca in Italia, in cui il PRIME cosi' com'e' non poteva che diventare un timido strumento di intervento per cambiare le cose, tanto più a seguito della ammissione che già un provvedimento nuovo di questo genere potrebbe diventare legge solo una volta che il PD sia al governo! Una constatazione che produceva non solo amari commenti (QUANDO questo PD andrà mai al potere?) ma una forte protesta nella maggioranza dei partecipanti, chiaramente motivati a volere dei cambiamenti profondi e rapidi del sistema attuale, che tutti concordavano essere fuori dal mondo! La discussione, che stava proseguendo con un vero e proprio crescendo rossiniano, fu poi spenta dall’esigenza di dover uscire dall’aula dopo le 5. Si formarono diversi capannelli di persone che non andavano ancora via, intrecciando fra loro un giro di scambi di indirizzi email, e da parte mia del sito della VIA [13]. In effetti, i vari partecipanti alla discussione, compresa Laura Garavini, sembravano restii ad andarsene – proprio ora la discussione era diventata così entusiasmante, producendo un fervore che solo un dibattito vero e sincero fra persone intelligenti può dare! Alla fine Andrea Biondi e gli altri del PD riuscirono a guidare questa ‘mandria’ di persone che continuavano a discutere fra loro fuori della LSE, farle attraversare a fatica lo Strand, per poi convogliarla sulla terrazza della splendida Somerset House, lungo il fiume Tamigi, dove ci offri’ gentilmente da bere. Sorseggiando birra, io, Massimo e altri abbiamo continuato a discutere su come, magari tramite la piattaforma della VIA, si potrebbe impostare un possibile disegno di legge per riformare in modo veramente incisivo l’università Italiana, come l’on. Garavini ci aveva apertamente proposto, quasi a titolo di sfida, verso la fine della discussione. Abbiamo quindi continuato a fare della politica nel senso più nobile del termine, discutere da posizioni diverse ma convergere nel voler cambiare un sistema che non va con delle proposte valide, da mettere insieme con l’apporto creativo, di esperienza e critico di tutti quelle persone che vogliono fare veramente qualcosa. E drasticamente arrestare il degrado dell’università italiana. Ben altro che la Riforma Gelmini!

Per chi ha voglia, puo’ contribuire al Forum aperto con le proposte iniziali

Mauro

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